Sacro e profano: Naumachia e Fons Olei

Silvia Tofoni

Trastevere è un quartiere ricco di storie e leggende, e una delle più celebri, a cui è legata la fondazione della Chiesa di Santa Maria in Trastevere, è quella della celebre “Fons Olei”.  La tradizione cristiana racconta che nel 38 a.C. in un’antica Taberna Meritoria, una sorta di foresteria per soldati veterani in congedo (milites emeriti), sarebbe avvenuta la prodigiosa fuoriuscita di olio dalla terra: nello zampillo di olio minerale, la divina “fons olei”, i cristiani videro il segno premonitore della futura venuta di Cristo, l’Unto del Signore. La Taberna Meritoria venne dunque donata alla comunità cristiana e vi nacque così il primitivo titulus cristiano. Ancora oggi, ai piedi del sagrato, una grata recante la scritta Fons Olei ci indica il luogo del prodigioso evento, ormai unica testimonianza visibile dell’accaduto. 

Ben diversa è invece l’interpretazione data da altri studiosi, secondo cui la mistica sorgente di petrolio sarebbe da riconnettere all’Acquedotto Alsietino e alla Naumachia di Ottaviano. Nel 2 a.C., quarant’anni anni dopo la battaglia di Filippi, con la quale furono sconfitti gli assassini di Cesare, venne inaugurato il Tempio di Marte Ultore, ovvero “vendicatore” dei cesaricidi, costruito nel Foro di Augusto. Per l’occasione, in un’area identificata tra la Chiesa di San Francesco a Ripa e Piazza di San Cosimato a Trastevere, l’imperatore fece costruire un grandioso bacino artificiale, destinato agli spettacoli navali e per questo detto Naumachia. Lo stesso imperatore ne parla nel suo Res Gestae: «Offrii al popolo uno spettacolo di battaglia navale in un luogo oltre il Tevere (Trastevere) dove ora è il bosco dei Cesari, scavato il suolo milleottocento piedi in lunghezza (533 metri), milleduecento in larghezza (355 metri): in quello spettacolo combatterono trenta navi rostrate triremi o biremi, e un numero maggiore di vascelli più piccoli; in queste flotte, oltre ai rematori combatterono circa tremila uomini». La Naumachia di Augusto doveva apparire spettacolare al popolo, come ci dicono le parole di Marziale: «Se arrivi qui da una terra lontana, spettatore ritardatario per cui questo è il primo giorno del sacro spettacolo, non lasciare che la battaglia navale ti inganni con le sue navi, e non scambiare l’acqua per mare; poco tempo fa era terra. Non ci credi? Guarda mentre le acque stancano Marte. Tra poco tempo potrai dire “ma qui poco tempo fa c’era un mare» (Marziale, De Spectaculis).

La Naumachia di Trastevere veniva rifornita dall’Acquedotto Alsietino, appositamente costruito da Augusto e lungo 32 km, che prelevava l’acqua dal Lago di Martignano (Lacus Alsietinus). L’acqua Alsietina era tuttavia di pessima qualità, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “fons olidus”, ossia sporca, inquinata: si trattava di un’acqua limacciosa, a causa della sua origine lacustre, e dal suo originario appellativo sarebbe derivata la corruzione in “Fons Olei”. Secondo gli studiosi infatti la prodigiosa fuoriuscita di acqua oleosa sarebbe da ricollegare ad una rottura accidentale dell’acquedotto stesso, dovuto alla caduta di diverse botti di olio, accatastate nei sotterranei della Taberna Meritoria, che avrebbero inquinato l’acqua, già di per sé impura e non potabile, tanto da essere utilizzata per il rifornimento della Naumachia e per scopi irrigui. Nel “De aquae ductu urbis Romae” di Sesto Giulio Frontino, funzionario imperiale addetto alla manutenzione degli acquedotti, si legge: «Quale ragione abbia spinto Augusto, previdentissimo principe, ad addurre l’acqua Alsietina, detta Augusta, non lo capisco granché: non è per niente gradevole, anzi, è addirittura poco salubre, e non è distribuita in nessuna zona per far fronte ai bisogni della popolazione. Ma forse egli, quando mise in cantiere la Naumachia, volle evitare di depauperare le acque più salubri, e fece addurre appositamente l’Alsietina con un canale suo proprio, concedendo poi per scopi irrigui, ai giardini adiacenti e all’uso dei privati, quel che non era assorbito dalla Naumachia».

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