A proposito della Sinagoga di Ostia

Silvia Tofoni

Nel 1961, nel corso dei lavori per la costruzione del raccordo tra Ostia e l’aeroporto di Fiumicino, appena costruito, tornò alla luce uno dei siti più sorprendenti dell’area archeologica: la Sinagoga, la più antica finora rinvenuta nell’area del Mediterraneo. La presenza di una vivace comunità ebraica ostiense era stata già attestata da fonti epigrafiche di I-II secolo d.C. ma fino alla scoperta della Sinagoga gli archeologi ne avevano solo supposto la presenza, immaginando oltretutto non una comunità stabilmente collocata ad Ostia. La scoperta, destò immediatamente interesse e sorpresa, era fra le più inattese. Il progetto della strada di raccordo infatti era stato tracciato attentamente in modo da lasciare un ampio margine intorno ai resti di Ostia Antica: gli scavi non erano mai stati portati a termine in quell’area, ma gli archeologi credevano di avere un’idea abbastanza chiara riguardo l’estensione della città antica. I calcoli si rivelarono ovviamente inesatti e all’occasione vennero portati alla luce non solo i resti del tracciato dell’antica via Severiana, ma anche il grandioso edificio, immediatamente identificato come una Sinagoga grazie al rinvenimento di piccole lucerne ad olio con scolpita l’immagine della Menorah, che troneggiava anche su una delle travi di supporto in marmo dell’aula di culto. L’importanza del rinvenimento fu accresciuta dall’antichità dell’edificio: benché infatti l’aspetto attuale sia il risultato di rifacimenti e aggiunte verificatesi nel IV secolo d.C., è certo che la prima fase edilizia risalga alla metà del I secolo.

Oggi probabilmente si ha la percezione che la Sinagoga sia stata costruita ai margini di Ostia: dall’area del Foro ci attende ancora una lunga camminata per raggiungerla. L’edificio sorge in realtà nel quartiere fuori Porta Marina, l’unica area di consistente espansione dell’abitato all’esterno delle mura tardorepubblicane, sebbene non ancora massicciamente scavata. Un esame geofisico eseguito nelle aree ancora da esaminare intorno a Ostia ha inoltre rivelato che la città si estendeva molto oltre la stessa Sinagoga che, prospiciente all’antica linea di costa, godeva in tempi antichi di una superlativa vista sul mare. L’area, in origine destinata a costruzioni sepolcrali, visse un grande sviluppo urbanistico dal I d.C., implementato nel III secolo dalla costruzione di via Severiana, utile collegamento tra Terracina, Ostia e Porto, che assicurò vitalità e sviluppo al quartiere. La fioritura della comunità ebraica in quest’epoca va senz’altro collegata all’incremento dei traffici commerciali a seguito della costruzione del Porto di Claudio.

Immagine tratta dal sito del Parco Archeologico di Ostia

Alla Sinagoga si accedeva da un ingresso monumentale, opportunamente monumentalizzato sulla via da un protiro a pilastri, dei quali permangono le basi. In questo ambiente è stato rinvenuto l’antico mosaico pavimentale, con una decorazione raffigurante oggetti rituali, secondo la moderna identificazione: un calice, una pagnotta di pane e probabilmente una pergamena. Dall’atrio si arrivava ad un cortile aperto, che conduceva all’aula di culto, il cuore della Sinagoga, con il pulpito della lettura tradizionalmente orientato verso Gerusalemme, e sul lato opposto l’Edicola della Torah, ovvero l’Aron-Ha-Kodesh, uno degli ambienti più sacri della Sinagoga, destinato a custodire i rotoli della legge. Questo ambiente era caratterizzato dalle due mensole in marmo con incisa l’immagine della Menorah, oggi sostituite da due copie in situ: gli originali sono presso il Museo di Ostia. Uno degli ambienti della Sinagoga era la cucina, destinata alla cottura del pane azzimo: è ancora ben visibile il grande forno per la cottura, e una panca con una enorme lastra di marmo, probabilmente usata per la preparazione del cibo. E’ in questa stanza che sono state scoperte le lampade con l’effige della Menorah.

La Sinagoga non mostra i segni di una violenta distruzione: è probabile sia stata progressivamente abbandonata in conseguenza all’inesorabile decadenza tardoantica di Ostia stessa. La città, d’altro canto, nel suo intimo carattere commerciale e cosmopolita, fu nei secoli una straordinaria roccaforte pagana: anche quando il Cristianesimo fu assunto a religione ufficiale, Ostia mantenne questa tradizione, tanto che le tracce di edifici cristiani sono ancora relativamente esigue, e senz’altro non paragonabili alla Sinagoga. È necessario tuttavia tenere conto dei limiti dei dati archeologici attualmente disponibili e la presenza di aree che non sono state ancora oggetto di accurata indagine. 

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